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In Italia i siti contaminati sono molti, aeree che avrebbero bisogno di una bonifica urgente. Ma qual è la definizione esatta di sito contaminato? Sotto questa espressione si raggruppano due grandi tipologie di aeree; i siti di interesse nazionale (Sin), sotto la competenza del Ministero dell’Ambiente, e i siti contaminati che invece sono di competenza regionale.

Questa divisione è un terreno di scontro molto fertile tra Ministero e Regione, accusate di peccare di poca volontà di comunicare tra di loro. In questo quadro impreciso e a tratti preoccupante, molto importanti sono le competenze nell’ambito delle analisi chimico-fisiche, a cui si aggiungono tutte quelle attività di bonifica volte a intervenire sui siti contaminati.

Il problema, però, è anche amministrativo. Chi si fa carico della gestione e dello smaltimento dei rifiuti? Conoscere tutte le tematiche che sono connesse alla gestione dei siti contaminati è indispensabile per progettare interventi di bonifica sul suolo e sulle falde, nel rispetto della legge e della normativa vigente nazionale ed europea.

La presidenza del Consiglio nazionale dei chimici, in occasione del Remtech Expo Ferrara è stata chiara: il chimico viene chiamato per fornire un contributo professionale e tecnico, ma molto spesso si tratta di un apporto che va ben oltre le sue competenze e che sfora in quell’insieme di attività che riguardano la gestione della bonifica dei siti contaminati anche dal punto di vista amministrativo.

La figura del chimico, insomma, ha tutte le carte in regola per affiancare gli addetti ai lavori. E del resto, il lavoro sembrerebbe proprio non mancare. Secondo le ultime stime, i siti contaminati su suolo italiano sarebbero più di 20 mila, con un picco di problematica proprio all’interno dei siti Sin, che occupano lo 0,81% del territorio nazionale ma che, tradotto in pratica, intaccano circa 600 chilometri quadrati di aree marine, lacustri e lagunari e circa 1,600 chilometri quadrati di area terrestre.

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